L'iniziativa ha lo scopo di istituire un Osservatorio permanente del paesaggio del Po del tratto Torinese, delle sue fasce fluviali, delle piane e delle colline che ne costituiscono il contesto territoriale. L'Osservatorio intende fondare la propria attività su una stretta collaborazione tra esperti e studiosi, da un lato, e comunità locali, dall'altro: esso mira ad istituire una stretta sinergia tra la visione derivante dalla ricerca scientifica e la visione che emerge dall'immaginario collettivo della comunità locale.
Il fine di questa operazione è di scoprire il paesaggio, imparare a leggerlo e ad apprezzarlo per i valori di cultura e di natura di cui è portatore. Occorre innanzitutto imparare ad interpretare il paesaggio cogliendone i valori identitari: questa capacità di vedere e di valutare non può essere affidata solamente agli esperti, ma deve diventare un patrimonio culturale diffuso: solo attraverso questa saldatura si può pensare di costruire quella capacità di difendere e di formare il paesaggio, che sembra essere venuta meno.
Osservare il paesaggio significa in primo luogo imparare a scoprirlo. L'Osservatorio ha lo scopo di far sì che lo sguardo sul paesaggio cessi di essere un fenomeno marginale, approssimativo, distratto e relegato nella sfera del privato, per diventare un fenomeno culturale importante, capace di scendere in profondità e, soprattutto, di riconosciuto interesse pubblico: imparare a vedere, tutelare e costruire paesaggi di valore; fare in modo che i nuovi segni che lo sviluppo economico immette nel palinsesto del paesaggio storico ne conservino la memoria e, al contempo, vi aggiungano nuove valenze di natura e di cultura.
L'Osservatorio dovrà anche seguire le trasformazioni del paesaggio e valutarle. Esso ha il compito di mostrare pubblicamente come i tanti piccoli e meno piccoli interventi, che si accumulano sul territorio, continuino ad alimentare quella che Eugenio Turri chiamò la "Grande Trasformazione" del paesaggio italiano. Questa trasformazione viene prodotta senza che sia osservata e valutata per i suoi effetti complessivi: l'Osservatorio ha appunto il compito di metterla in luce affinché la comunità ne prenda coscienza e ne tragga consapevolmente le conseguenze in termini di migliori pratiche di governo del territorio.
L'Osservatorio dovrebbe anche essere uno strumento attraverso cui si conoscono e si diffondono le migliori pratiche di gestione e di trasformazione del paesaggio: individuare le migliori pratiche e diffonderne le lezioni apprese devono diventare compiti fondamentali dell'Osservatorio. A tale scopo esso deve allargarsi al contributo degli enti locali e di tutte le forze sociali e culturali operanti nelle comunità locali. L'Osservatorio deve costituire un network per l'innovazione, il cui scopo è quello di identificare le migliori pratiche, incentivarne la produzione e accelerare la più ampia diffusione: esso deve anche essere una organizzazione per l'apprendimento di pratiche innovative.
Le pratiche innovative non nascono solo dalla realtà locale, ma sono ormai sempre più spesso il prodotto di un panorama internazionale: l'Osservatorio deve dunque essere un momento di allargamento d'orizzonte della cultura locale, di capacità di inserirsi nel contesto ampio di un mondo che è sempre più aperto all'interscambio culturale: esso deve essere un momento di inserimento della realtà locale nel contesto globale, affinché questa conosca il contesto, ma sia da questo conosciuta.